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Per non dimenticare ...

immagine ingrandita Monumento all'Alpino e ai Caduti d'Italia  (apre in nuova finestra) Sono le parole incise sulla colonna mozza che venne posta sulla cima Dell'Ortigara a perenne ricordo del valore e del sacrifìcio dei battaglioni alpini che nel giugno del 1917, dopo venti giorni di eroici combattimenti lasciarono sul terreno oltre sedicimila uomini tra morti, feriti e dispersi.
Nel momento in cui, per le sopravvenute esigenze strategiche ed operative, si ipotizza la fine della coscrizione obbligatoria e l'affidamento a volontari professionisti dell'onore e dell'onere di costituire le Forze Armate, sembra quanto mai opportuno raccogliere quell'invito a non dimenticare i sacrifici di tutti coloro che compirono il sacro dovere [art. 52 della Costituzione della Repubblica Italiana] di servire la Patria in armi, ed in particolare di coloro che ci furono concittadini.
Il primo che si deve imporre alla nostra memoria è Paolo Ponti.
Nacque a Pogno il 17 maggio 1890 da Carlo e Celestina Giulini, e gli furono imposti anche i nomi di Pietro e Prospero. Nel 1911 all'età della leva, fu dichiarato abile al servizio militare, tirò il numero, e fu arruolato.
Correvano tempi cattivi: l'Italia, ansiosa di entrare nel consesso delle grandi potenze, era alla ricerca di possedimenti coloniali e cercava una rivincita agli occhi del mondo dopo l'infausta giornata di Adua (1896). Fu dichiarata guerra al decadente Impero Turco e furono inviate truppe in Libia per occuparne il territorio.
Paolo Ponti, con altri cittadini di Pogno, inquadrato nel 79° Rgt. Fanteria, partecipò alla spedizione oltremare. Ebbe il battesimo di fuoco il 12 marzo 1912 nel combattimento delle Due Palme in cui gli Italiani ebbero ragione di circa cinquemila nemici che lasciarono sul campo ben 745 cadaveri contati e altre centinaia che erano stati portati via come era costume dei combattenti arabi e beduini.
Nell'occasione il soldato Ambrogio Giulini (classe 1990) di Prerro si rese protagonista di un atto di eroismo:
benché ferito ad una gamba, visto il suo ufficiale in pericolo, si lanciava coraggiosamente in suo soccorso e, all'arma bianca, sopraffaceva tre indigeni.
La campagna italo-turca (1911-1913) fruttò a Paolo Ponti due riconoscimenti al Valor Militare e forse la promozione a sergente.
La ferma del servizio militare era allora di tre anni, ma al momento del congedo nel 1914, dalle nere nubi di guerra che si erano addensate minacciose sull'Europa, si era ormai scatenata quella che doveva passare alla Storia come la Grande Guerra.
Niente congedo per il nostro, il 24 maggio 1915 l'Italia entrava nel conflitto. Paolo Ponti inquadrato nel 23° Rgt Fanteria, fu schierato nel Cadere, nel settore del monte Cristallo (m. 3.221) che costituisce lo splendido fondale dolomitico che circonda Cortina d'Ampezzo. Dopo gli aspri combattimenti dell'estate 1915, il 27 luglio 1916, nel corso di un'offensiva alla Forcella di Ceremona, il sergente Paolo Ponti meritava sul campo la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: Con valore e slancio aggressivo, portava la propria squadra all'attacco di una trincea nemica posta sopra un erto canalone dolomitico e noncurante del lancio di bombe e di macigni, si manteneva per un giorno e una notte presso le difese avversarie, infondendo coraggio e fermerà nei pochi uomini rimasti.
Il servizio di avamposti sul massiccio del Cristallo fu particolarmente duro, soprattutto durante l'inverno del 1916 e la primavera del 1917 per la continua lotta contro le valanghe e il pericolo di assideramento
.
Il 4 aprile 1917 sul monte Rauchkofl (m. 2.500 ca.) durante un'offensiva nemica, il sergente Paolo Ponti meritava una seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: Si manteneva calmo e sereno sotto il vivo fuoco nemico. Costante esempio ai suoi dipendenti e sempre animato da spirito offensivo come ne aveva dato molte prove, si slanciava fra i primi in un contrassalto decisivo, facendo prigioniero un avversario.
Nelle giornate del 25 e 26 ottobre 1917 la 14° armata germanica conseguì il risultato di far crollare le difese italiane a Caporetto nella conca di Plezzo. Il Comando Supremo che già aveva ordinato la sera del 24 l'arretramento dei corpi d'armata schierati sull'altopiano della Bainsizza, ordinò la ritirata al Tagliamento. Forzata anche la linea del Tagliamento, seguì la ritirata al Piave conclusa il 9 novembre.
Paolo Ponti, in quei tragici avvenimenti, dovette fornire un'ulteriore dimostrazione delle sue preclare virtù militari tanto è vero che raggiunse il grado di maresciallo aiutante di battaglia, il grado più alto raggiungibile dai militari di bassa forza.
Nell'aprile 1918, il Comando Austro-Ungarico definì il piano per sferrare contro il fronte italiano un'offensiva che avrebbe dovuto conseguire una vittoria decisiva. Il 13 giugno ci fu l'attacco. Lungo il Piave il nemico riuscì ad avanzare sul Montello ed in altri punti sebbene validamente contrastato dai difensori; arrestato, e poi contrattaccato, non riuscì più ad avanzare e il 24 giugno si ritirò sulle posizioni di partenza.
Paolo Ponti fu dichiarato disperso il 13 giugno 1918 sul fronte del Piave, di lui non si seppe più nulla, il suo corpo non fu mai ritrovato.
Una breve ma intensa esistenza: ventotto anni, di cui sette di vita militare, cinque anni di combattimenti, molti riconoscimenti per il suo valore, forse avrebbe preferito trascorrere, come tanti altri, una tranquilla esistenza tra le nostre montagne, ma non si è sottratto al dovere, gli dobbiamo almeno un ricordo.


Tratto da:
Giovanni Fonio - Pogno
Storia - Cronaca e Religiosità Popolare
Parrocchia di San Pietro Apostolo
Pogno - 1998

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