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Sorge sopra e attorno l’antica cappella di S. Rocco piccolo o S. Rochino di cui si parla per la prima volta negli ordini del Card. Taverna seguenti alla Visita Pastorale fatta a Briga il 31 maggio 1617; in essi si ordinava di chiuderla con cancelli così come si ordinava per S. Antonio; le due cappelle dovevano essere piuttosto simili forse anche nelle dimensioni.
Quando fu costruito il nuovo oratorio di S. Rocco dopo la pestilenza del 1631, S. Rocco piccolo o S. Rochino continuò ad esistere, dedicato però sempre più al culto della Beata Vergine la cui immagine acquisiva sempre maggiore e più diffusa venerazione. Il parroco Alberganti nell’inventario del 1675 così la descriveva: Andando a San Rocco vi è una Cappelletta detta di S. Rochino con dentro una immagine dipinta di Maria vergine col Bambino in brachio di gran devozione, di presente rimodernata avanti con polita facciata e ferrata et uscio per tenerla serrata. Altrove diceva che l’elemosina che si fa a S. Rochino è sempre maggiore di quella che si fa all’oratorio maggiore (di S. Rocco). Nel 1698 rifatta la Pittura ove era guasta, qual immagine è adesso miracolosa perché si è rimediato alla pocha riverenza che si portava.
Nel 1713 in un suo inventario il parroco Pagani così descriveva la cappella: Vi è poi una cappelletta della Beata Vergine posta parimenti fuori dalla detta terra, fatta a volta, con il suo altarino e una finestra fatta a Luna con la sua ferrata e con invetriata davanti alla detta Beata Vergine et nella detta Cappelletta vi è una cassetta dove si ripone l’elemosina con davanti la sua lampada di maiolica appesa alla volta della detta Cappelletta.
L’anno successivo, il 1714, si cominciò a fare forse qualche festa che divenne poi una tradizione sino ai primi anni del Novecento. In occasione della festa si facevano delle collette di canapa e di altri prodotti agricoli con i quali si pagava una banda musicale, una corale, un predicatore e polvere e razzi. Ciò avvenne sino al 1911; in seguito, nel Libro dell’Oratorio, non sono elencate più spese per la festa che tuttavia è rimasta una delle più partecipate di Briga.
Nel 1722 attesa la venerazione che anche nei circonvicini popoli si andava sempre più accrescendo in questo Luogo alla Gran Madre di Dio Maria SS.ma, i Reggenti di questo Pubblico fecero istanza al Superiore per la facoltà di poter erigere un Oratorio ove trovavasi la già detta Cappelletta. In tale occasione fu anche presentato il disegno dell’Oratorio, con il progetto…di lasciare al suo posto la Cappelletta e di fabbricarvi intorno l’Oratorio. Ma fu poi stimato meglio trasportare l’Immagine di Maria, togliendo la Cappelletta e le due immagini di S. Rocco e S. Sebastiano.
Nel 1723 si diede inizio ai lavori per il nuovo oratorio che fu poi benedetto il 16 maggio 1734. L’altare e l’Ancona furono affidati all’indoratore Bersano mentre nel 1760 furono realizzati l’altare di marmo e la balaustra. Tre anni dopo fu alzato il campanile, dopo che da Brighesi trasferitisi a Cremona, come ricorda l’iscrizione sull’esterno del muro a nord dell’oratorio, fu donata la campana. Don Scardini nelle Memorie racconta che tale campana divenne presto oggetto di giochi per i ragazzi che si divertivano a colpirla con delle pietre dalla strada, causando danni al tetto della chiesa; per risolvere il problema, non bastando le prediche, la campana venne trasferita sul campanile della parrocchiale, dove allora erano soltanto due le campane, ma veniva usata solo per i servizi dell’oratorio cui era stata donata.
Il parroco Gilardini (1822/1845) così descrive l’Oratorio della Natività della Beata Vergine:
Fra gli altri Oratori, infinitamente il più considerevole per la divozione e concorso singolare che vi è, è quello fabbricato non è gran tempo, posto sulla strada che conduce alla campagna verso mezzogiorno…dedicato a Maria Vergine la di cui festa singolare si celebra nel giorno della di Lei Natività ed è la sussidiaria della Parrocchiale.
Esterno:
Offre la detta Chiesa o Oratorio una facciata fatta ad arco…coperta a coppi con torre a cornu Epistulae alta oltre la Chiesa e coperta pure a coppi, sopra la quale avvi una croce di ferro di discreta grandezza con sua vela, il tutto di ferro; ha pure una campana di bronzo di rubbi 8…
Nella facciata vi sono tre finestre, una al principiare del volto…con raminata e vitriata…Le altre due, una per parte della infradescrivenda porta, con ferrate e spalle di vivo, con sue ante di noce, con chiavi di legno al di dentro, sotto alle quali avvi un gradino di sarizzo. In mezzo al detto muro avvi una porta di noce con chiave, catenaccio e rampone con sua cornice, con sue spalle di sarizzo, sopra le quali altro sarizzo che si sporge in fuori. Nanti a detta Chiesa avvi come piccolo piazzale che serve di strada comunale, da parte della quale vi è un paracarro di sarizzo rotondo lavorato di fronte della Chiesa per impedire che s’avvicinino i carri. La facciata ha alcune fasce colorite.
Interno:
Entrando da detta porta si trova a mano destra di marmo bianco e rosso un navello immurato dopo il quale, al piano della finestra, una cassetta d’elemosina di legno coperta da lastra di ferro con sua chiave e serratura, avente al di sopra due piccoli fori per mettervi dentro le elemosine.
Dall’altra parte, vicino al muro della facciata, vi sta una cassa di pioppo che serve per riporre…Sopra della porta, ossia a metà dell’altezza del muro, vi è una cantoria di pioppo in buon opera larga quanto la lunghezza della facciata. La Chiesa è fatta a volto con un arco solo che arriva fino al presbiterio con cornice doppia, in mezzo alla quale a cornu Evangelii vi sta appeso al muro un quadro di tela con sua cornice di legno colorito con un giro indorato rappresentante Maria Vergine col Bambino. A cornu Epistulae di fronte al descritto quadro altro se ne trova, qualche cosa più piccolo, rappresentante S. Giovanni Battista con sua cornice di legno colorito con un giro indorato.
Alla fine di detto arco si trova la balaustra dell’unico infradescrivendo altare di marmo nero coi balaustrini di macchia vecchia longa quanto la Chiesa a parte l’ingresso. Entrando nel Presbiterio a cornu Evangelii si trovano tre scranni col suo schenale coperti di pelle, antichi. Nel muro avvi un piccolo scavo a volta per riporvi gli orcioli; ivi vi è la tazza di questi di maiolica pitturata, antica. A cornu Epistulae si trova un piccolo ferro rotondo con vari chiodi sostenuto da un piede di legno rotondo e movibile che serve per mettervi i candellini che fanno accendere i divoti. Incavato in parte nel muro si trova un cantarà di noce in buono stato con tre tiratori, con sua serratura e chiave, che serve per riporre la mobilia dell’Oratorio. Sopra il quale cantarà che presenta la figura di un tavolo, uniti si trovano tre cassetti per riporre il calice, questo con chiave, gli altri senza. A fianco al detto cantarà vi è un ginocchiatorio di legno di pibia con appesa al muro la cartella della preparazione per la Messa.
Di fronte alla porta e nel mezzo del muro vi è l’Altare Maggiore di marmo, la mensa nera con soccolo, cartello con occialino e gradino della bordella bianco e rosso. Nella mensa avvi la pietra consacrata con tela incierata siccome tutta la mensa. Sopra alla quale vi è due gradini di calcina a scaiola; sopra dei quali un ancona parimenti scaiolata in ornato, adorati con due piccole figure d’angioli a piedi dell’ancona, con altro molto più grande alla cimasa; nel mezzo dell’ancona vi sta l’immagine della Beata Vergine con il Bambino con vetriata e cornice indorata e vari stucchi, sopra la quale un piccolo quadro con cornice adorata. Sopra alla cornice una fenestra ovale…con alcuni intagli di calce, con sua ramina e vitriata.
A fianco di detto Altare a cornu Epistulae vi sta un quadro ovale con cornice adorata che rappresenta S. Giovanni, vicino al quale altro quadro della Beata Vergine Immacolata…senza cornice. A cornu Evangelii altro quadro simetrico e di fronte al descritto ovale di S. Antonio Padovano e, di fronte a quello della B.V., altro quadro più piccolo. Nanti al presbiterio vi pende una lampada attaccata al volto, si abbassa e s’innalza, di ottone di discreta grandezza.
Segue l’elenco piuttosto consistente delle suppellettili: un calice, due croci, otto candelieri, le tabelle, una pianeta, un camice, tre tovaglie, un messale, un leggio, ecc. Non è però elencato il costosissimo turibolo d’argento con la sua navicella fatto acquistare cinquant’anni prima dal parroco Scardini! L’avranno portato in parrocchiale.
Questi elenchi di cose e queste descrizioni mostrano sempre e un poco amaramente, almeno per la Chiesa e gli oratori di Briga, che nello scorrere del tempo è più il perso dell’ acquistato…
Recentemente tutto l’interno dell’Oratorio, per iniziativa del parroco don Luigi Trentani, è stato restaurato.
Va infine ricordato che l’immagine gentile ed espressiva della Madonna col Bambino è attribuita ai Cagnoli (fine Quattrocento, tra gotico e rinascimento) e che il festone che incornicia l’immagine, d’ ignoto autore, è il documento più bello del barocco a Briga.




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