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Il 24 luglio 1696 fu richiesto dalla Comunità di Briga di poter fabbricare tra le vigne del colle che, fino ad allora, si chiamava di S. Croce, un nuovo oratorio dedicato a S. Grato, protettore contro la grandine. Doveva trattarsi di un simplex sacellum ad orandum tantum, non di una chiesa vera e propria. Nel 1703 fu dipinto il quadro del Santo, ma l’oratorio non era ancora terminato e rimarrà incompiuto ancora per due secoli. Nella Relazione già citata del 1792, lo Scardini lo definisce una cappella che consiste nel coro di un altro oratorio che sino dal 1696 si pensava di erigere. Ha il ritratto del santo dipinto sul muro e davanti aperta. Questa fu forse la ragione per cui il Penitenziere non ritenne di dedicargli un trattamento specifico nelle sue Memorie, come fece per gli altri oratori. Ci fornisce però qualche notizia, oltre quelle più sopra ricordate. Il 31 agosto 1703 il quadro fu benedetto e portato in processione al suo Oratorio; fatta la festa, fu però riportato in chiesa parrocchiale, dove rimase e dov’è tuttora sulla parete di destra del presbiterio. Ne usciva soltanto il giorno della festa per essere portato solennemente in processione alla cappella sul colle, almeno sino a quando si decise di non spostare più il quadro che, essendo di notevoli dimensioni, macchinoso lo definisce lo Scardini, e dovendo essere trasportato per sentieri talora impervi, creava indubbie e facilmente presumibili difficoltà.

Si può dire che all’inizio, come suol avvenire, facessero la festa di S. Grato con qualche impegno, perché si prendevano in tal giorno a nolo dei pezzi di tapezzeria, forse per ornare il suddetto Quadro. Infatti, nel 1705, si trovano pagate lire 12, come da Confesso alla compagnia del SS.mo di Borgomanero per un Pendone di seta abbruciato nella festa di S. Grato. Da un’altra memoria di mano del parroco Pagani l’ 8 gennaio 1711, si vedono pagate lire 7 per una sandalina abbruciata intorno al quadro di S. Grato.
Nel 1731 fu fatto fare sul muro il quadro del Santo.

La cappella fu finalmente ultimata e chiusa alla fine dell’Ottocento dal parroco Gilonna che vi fece affrescare dal suo conterraneo valsesiano Gianoli la bella immagine di S. Grato, che probabilmente è andata a coprire la precedente.
S. Grato guarda S. Colombano e insieme vegliano dall’alto sul paese ai loro piedi: più umile e solitario il primo, più imponente e antico il secondo.




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