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Dopo detto inventario del 1618 s’è fabbricato un altro Oratorio ove si dice alli Piaggi nella campagna sub titulo S.ti Rochi…La porta di detta Chiesa riguarda verso sera ed ha un pocho di piazza d’avanti. Ha due fenestre, una al Choro verso mezzodì et l’altra sopra la porta. La nave…non è stabilita con calcina. Ha un solo altare, sopra di esso vi è un quadro con l’immagine della B.V.M. con il Bambino, S.to Rocho et S.to Sebastiano.
Così scriveva il parroco Ardicini, l’unico parroco brighese dal 1624 al 1657 nella storia della Chiesa di Briga, in un suo inventario del 1652. Il suo successore, il parroco Alberganti, a Briga dal 1657 al 1712, fu il parroco di più lunga cura, in un suo inventario del 1675 aggiunge: le finestre sono una nel coro, una mezzaluna sovra la porta e due altre a basso a presso della porta con sue ferrate. Il detto Oratorio (è stato) fatto stabilire a mio tempo et adesso si celebra.
Ci sono delle incertezze sulla data d’inizio dei lavori per questo Oratorio che tuttavia cadde certamente dopo la pestilenza del 1631 che a Briga provocò 25 morti in poco più di un mese; fu benedetto nel 1640 ma non era ancora ultimato come ben evidenziano le due testimonianze sovraesposte e la necessità, almeno sino al 1654, di chiedere una particolare concessione al Vicario Generale per potervi celebrare. Altri ordini giunsero dopo la Visita Pastorale di Mons. Giulio Maria Odescalchi nel 1661, a seguito dei quali si fecero alcuni piccoli interventi. Nel 1680 fu fatta l’ancona per opera di Giorgio Zanolio, intagliatore di Borgomanero, che lavorò in quello stesso anno anche per la Chiesa Parrocchiale. Nel 1698 una memoria dell’Alberganti dice: All’Oratorio di S. Rocco stabilito di dentro col suo pavimento, postovi alle finestre due ferrate galiarde che prima erano troppo deboli, fattovi l’Ancona con suo Quadro come si vede, fatte le ramine alle finestre acciò non entrino le rondini.
Don Scardini nelle sua Memorie nel 1761 così annota:
S’erano dunque quasi posti in dimenticanza, come al presente, i due oratori di San Colombano e di San Rocco, mentre continuava la intrapresa devozione e qualche offerta al nuovo Oratorio della Beata Vergine.
La trascuratezza in cui veniva lasciato l’Oratorio portò alla sua sospensione da parte del Vescovo Balbis Bertone perché manchevole nella decenza dell’Altare…
In seguito a tali ordini – continua lo Scardini – si decise di far restaurare e nuovamente colorire l’Ancona, aggiungendovi sotto un nuovo pezzo che la tiene più in alto; fece fare un nuovo quadro simile al primo, rinnovare la predella, porre i vetri sopra la porta, chiudendo le altre due laterali che con quella di mezzo formavano la mezzaluna.
La sospensione fu revocata il 14 settembre 1764.
Ed ecco la descrizione dell’Oratorio fatta dal parroco Gilardini nella prima metà dell’Ottocento:
L’Oratorio offre la facciata fatta ad arco con tre finestre, una al principio del volto con sua ramina e vitriata, l’altre due ai lati della porta con sue ferrate e spalle di sarizzo e sarizzo al di sotto che serve per gradino. In mezzo c’è la porta con spalle di vivo, con ante di lares con suo catenaccio, chiave e serratura, sopra la quale dipinta sul muro l’immagine di S. Rocco in buono stato.
Entrando, a cornu Epistulae, avvi un navello di sarizzo…sostenuto da colonna simile. Vicino al muro della prima arcata si trova una banchetta ed a quello a cornu Evangelii una cassa di noce in buono stato…Nella seconda arcata a cornu Epistulae altra banchetta come sopra; appeso al muro vi sta un quadro siccome nella seconda arcata a cornu Evangelii.
Da questa arcata si passa al presbiterio mediante gradino di vivo, chiuso il presbiterio da balaustrata di legno di noce longa quanto la chiesa. Sopra della quale vi pende un lampadario di ottone con sua corda. Al di sopra di questo l’architrave di legno di pescia sostenuto da teste d’angioli attaccati alla lesena. Al di sopra una croce di legno pitturata con Crocefisso proporzionato alla Croce.
Al lato, a cornu Epistulae, un piccolo scavo nel muro della terza arcata, quadrato, per riporvi gli orcioli; sopra il quale una fenestra ferrata, raminata e vitriata…
In mezzo al muro e di fronte alla porta vi è l’altare di calce coperto tutto di legno di pioppo.
La mensa con bordella pure di legno in buono stato ha la pietra sacra con sua incerata. Sovra della mensa avvi un gradino di legno ad ornati indorati sebbene smonti e sopra di questo vi è l’ancona di legno con ornati adorati, nel mezzo della quale avvi il quadro della Beata Vergine e dei Santi Rocco e Sebastiano con cornice adorata e con pittura più che discreta. Alla cimasa sono distribuiti tre piccoli angeli di legno con testa ed ali adorate. In mezzo a detta cimasa un piccolissimo quadro del Padre Eterno.
La proprietà di detto Oratorio è della Comunità.
Scarse già allora le suppellettili.
Successivamente, solo a metà del Novecento tornò qualche interesse per l’Oratorio di San Rocco: negli anni 1951 e 1952 vi fu costruito il piccolo campanile dalla ditta Moia Bartolomeo e nel 1953 il pittore Gaddia, che aveva operato anche nella parrocchiale, affrescò la figura del santo sulla facciata. Negli anni successivi anche la festa del santo ritrovò un certo splendore; ma non durò molto.





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