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… era, soprattutto per quei tempi, molto forte ed anche esteso, dal momento che se ne vedono i resti quasi a metà del colle…(G.M.Scardini)

Non ci sono notizie certe circa la fondazione e la distruzione del castello di Briga, le cui imponenti rovine sono ben visibili sul colle di S. Colombano, immediatamente sovrastante il centro storico del paese; il dislivello è di circa 100 metri. Da lassù lo sguardo spazia dalla pianura al Lago d’Orta e ai monti della Valsesia e dell’Ossola, soffermandosi sul contrapposto castello di Vergano, ma anche sulla torre di Buccione e il Mesma; un tempo si potevano dominare e controllare i passaggi per la Riviera e l’Ossola nonché quelli diretti al Vergante ed al lago Maggiore, oltre ovviamente ai centri abitati sottostanti di Borgomanero, Briga e Gozzano.

Le rovine, scrive F. ALLEGRA (Storia Antica di Briga, Novara 1988, pp.36 e segg.) giacciono sulla cima occupando l’intero cocuzzolo…che…si mostra attualmente circondato da una strada…L’anello coincide in gran parte con un muro di cinta…esterno…che ne racchiude un secondo. In realtà si tratta di due poligoni irregolari, quasi concentrici, grosso modo due esagoni molto allungati che s’incontrano sui lati ad oriente. L’entrata del recinto doveva essere sicuramente rivolta a sud-ovest… Queste muraglie sono state quasi completamente demolite alla fine del Cinquecento allorché con il materiale ricavatone fu costruita la chiesa di S. Colombano; infatti, tra i patti stipulati con Mastro Petrone, il costruttore, dal parroco Marucco c’era quello di far spazar et rompere tutte quelle muraglie…che faranno al bisogno per far detta fabrica (GC. ANDENNA, Andar per castelli. Da Novara tutto intorno. Torino 1982 p.423). Escluso questo intervento, tutto quel materiale –compreso quello della o delle torri - rimase sul posto per secoli, forse perché era troppo scomodo salire a prenderlo per impiegarlo in nuove costruzioni; forse perché aveva un padrone: nel 1611, gli Arrigoni (feudatari di Briga) dimostreranno che le rovine…costituivano un bene feudale. (F.Allegra, op.cit. p.45). Le rovine del castello rimasero quindi affidate come la Chiesa di S. Colombano ai Romiti che si succedevano nella domuncola adiacente alla chiesa; tra questi va ricordato almeno Giovanni Nava di Cichignola della pieve di Merate della diocesi di Milano, che per 24 anni è vissuto nel romitorio di San Colombano…rimuovendo le rovine del castello per ampliare il suo orto…Rese la sua semplice anima, a circa 60 anni, il 21 novembre 1775.

Ma, sempre con le parole di F. Allegra, riprendiamo la descrizione:
La torre è fatta di grosse pietre, portate su probabilmente dall’Agogna: nella parte bassa non mancano mattoni di cotto e pezzi di tegole. Nei muri appaiono feritoie, spioncini, fori circolari che attraversano le spesse pareti…L’interno del torrione (meno di m.4x4) doveva essere a più piani, con divisioni in legno, ma la stanzetta al pian terreno era coperta da una volta di mattoni. Fuori, accanto alla torre…un piccolo locale interrato, costruito con pietre e mattoni: era, secondo la tradizione, una cisterna (op.cit. pp.37, 38).
Don SCARDINI (Briga e Chiesa Parrocchiale. Unione di varie memorie. Novara 2008, p.26) aveva scritto, invece, che non si trova alcun vestigio di tegole a San Colombano, mentre erano numerose a San Tommaso che considerava, anche per questo motivo, luogo molto più antico, come, di fatto, è.

Secondo l’Andenna (0p.cit. p.423) la tecnica di costruzione rimanda a opere del XII secolo e può richiamare la torre di Casaleggio; le pareti furono interamente edificate con ciottoli di fiume e frammenti di pietra, trovati sul luogo, legati da consistenti malte, che rendono indistruttibile, per opera degli agenti atmosferici, il manufatto. Lo strato visibile dei sassi, sia interno che esterno, è accuratamente realizzato ed essi sono disposti in modo ordinato; nell’anima della muraglia invece le pietre sono state gettate senza alcuna cura, secondo la modalità costruttiva denominata «a sacco». Siamo dunque di fronte ad un castello-recinto con torre centrale, fortezza in cui non risiedeva la popolazione, ma che ospitava solo poche persone di guarnigione e a volte i proprietari, che, probabilmente avevano temporanea dimora nella torre.

Di diverso avviso sono gli architetti Marzi e Ingaramo, autori di rilevazioni topografiche ed architettoniche effettuate per conto del comune nel 1998; secondo loro, oltre gli elementi già indicati come le muraglie, la torre, la cisterna e la cappella originaria, poteva esistere anche il dongione o palatium, cioè la dimora del signore, a est della torre. La supposizione si basa sul fatto che i resti emergenti in quel sito non appartengono, secondo loro, alla torre, dal momento che lo spessore dei muri qui è nettamente superiore a quello rilevabile al basamento di quella. D’altra parte in un documento, citato dall’Andenna, del 25 settembre 1222 tra i conti di Biandrate ed il podestà di Vercelli si diceva che il conte Guido restava unico possessore della torre e del domenglanus, mentre i Vercellesi avrebbero custodito il castrum.

Il paese con la sua villa e il suo castrum faceva parte dei possessi confermati da Corrado III tra il 1140 e il 1141 al conte Guido il Grande di Biandrate e riconfermati dagli Imperatori successivi sino a Ottone IV. Notizie precedenti non esistono anche se qualcuno, come il Donna d’Oldenico, citato dall’Allegra, ritiene possibile che nella stessa posizione ci fossero già state fortificazioni romane o addirittura celtiche. Secondo quanto affermato dall’Andenna, la torre attuale sarebbe sorta nel XII secolo, ma secondo il Bertani, come si vedrà, potrebbe anche essere del secolo precedente; i documenti che la riguardano sono numerosi tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, allorché si trovò al centro di significativi avvenimenti storici, come le guerre tra Biandrate e Novaresi e tra Novaresi e Vercellesi. Prima del 1197 Novara, che si stava impadronendo del Contado a danno dei Conti, aveva attaccato il paese causando notevolissimi danni; nel 1202, nel trattato di Zottico tra Novaresi e Conti, Briga divenne locus novarese, dovette pagare il fodro di 60 soldi al Comune e non poteva avere più di 100 fuochi. Il castrum però rimaneva ai Conti che per salvarsi dalla progressiva crescita di Novara e Vercelli cominciarono a giocare sulla loro accesa rivalità. Così il castello di Briga fu affittato ora all’uno, ora all’altro contendente. Scrive l’Andenna:
Nel 1217 i Biandrate si erano alleati a Vercelli ed i loro castelli, compreso quello di Briga, potevano diventare dei pericolosi centri militari contro Novara, pertanto il 19 agosto 1218 il podestà Proino degli Incoardi riuscì ad attirare il conte Guido, figlio di Rainerio, ( figlio di Guido il Grande) entro l’orbita politica novarese. Per una consistente somma di denaro il Biandrate avrebbe consegnato al Comune il castello e la torre di Briga…La fortezza avrebbe potuto essere usata contro tutti ad eccezione dei Milanesi e dell’Arcivescovo…giacché il conte aveva concluso con il presule ed il Comune lombardo degli accordi di alleanza con giuramento di fedeltà. Va ricordato, a questo proposito, che a quei tempi il territorio di Arona era controllato dalla diocesi milanese che cercava di espandere i propri domini e quelli della città. E’ probabile, scrive V. GRASSI (I Visconti del Vergante in Novarien 13, 1983) che i fideles dell’Arcivescovo, contro i quali non doveva essere usato il castello di Briga…fossero dei Visconti risiedenti oltre il Ticino… Nello stesso trattato, infatti, il Biandrate cedeva ai Novaresi anche i cinque sesti del castello di Invorio Inferiore, già possesso di Guido il Grande, cittadino milanese, dal 1140. Alla metà del secolo XII, il progetto espansionistico di Milano verso il Novarese aveva spinto il conte Guido ad acquisire la cittadinanza milanese nella speranza di accrescere il proprio potentato che già poteva contare sull’appoggio e addirittura sull’amicizia personale dell’Imperatore Federico Barbarossa. Il progetto prevedeva il reciproco sostegno nella politica espansionistica di entrambi nei confronti dei Novaresi che tuttavia seppero ben difendersi. In seguito, però, le alleanze si ribaltarono, Biandrate fu distrutta, l’imperatore amico battuto a Legnano, il potere dei Conti progressivamente corroso in modo irreversibile. Il 12 maggio 1222 Guido di Biandrate, il giovane, passò ai Vercellesi, annullando il contratto firmato coi Novaresi nel 1218. Nello stesso anno però subì gravi danni a opera dei Novaresi che avevano nuovamente attaccato Briga. Il 23 novembre 1223 firmò la pace a Milano nella quale doveva riconoscere il trattato del 1218. Da questa data si può dire che Briga e la castellania di Invorio, che comprendeva Invorio Inferiore, Paruzzaro e Montrigiasco, entrarono nella giurisdizione novarese. Nella riconferma di quei trattati dieci anni dopo si aggiunse però la clausola che tutte le decisioni adottate avrebbero dovuto, per Invorio e il Vergante, salvaguardare i diritti e i possessi della famiglia Visconti di Milano et omnium Ecclesiarum et aliorum hominum civitatis et iurisdictionis Mediolani (M. MONTANARI: Vicende del potere e del popolamento nel Medio Novarese: da Paruzzaro tutto intorno (secoli X-XIII). Tramontano vecchi poteri e s’affacciano dei nuovi. Secondo il Grassi (op.cit.) l’azione di Milano, tendente ad allargare ad un più vasto entroterra omogeneo la copertura dell’importante via dell’Ossola e per essa ai paesi transalpini, era iniziata con l’assoggettamento del Monastero di Arona e delle terre del Vergante. Parallelamente il comune milanese provvedeva alla sostituzione delle famiglie comitali legate all’imperatore con casati milanesi o comunque più fidati. Agli inizi del Duecento la zona confinante col Cusio ed il Borgomanerese, dove i Novaresi avevano fondato il borgo franco, era in mano ai Visconti mentre i territori rivieraschi erano possesso dell’Arcivescovo di Milano…Se aggiungiamo il consolidarsi del potere del Vescovo di Novara su Gozzano e la Riviera appare evidente che non c’era più spazio in questa zona al potere dei Biandrate.

Il 2 dicembre 1224 il conte Guido di Biandrate fu risarcito dai Vercellesi per le spese che aveva dovuto sostenere per le riparazioni al castello danneggiato nel corso della guerra dai Novaresi; nella stessa data si confermava la custodia del castrum ai Vercellesi sino al 1 luglio dell’anno successivo. Non esiste al momento altra notizia documentata sulla fortezza di Briga, che probabilmente fu abbattuta nel corso del XIII secolo. Se così avvenne, la sua importanza fu piuttosto effimera; può stupire il fatto che essa non fosse più di alcuna utilità per nessuno dei contendenti ma forse non aveva più senso mantenere una roccaforte che poteva mettere a rischio uno statu quo che in quel momento sembrava apparire più definito.

Chi furono i distruttori? si domanda l’Allegra (op. cit. p.45) Forse i Novaresi, ma si tratta soltanto di una ipotesi apparentemente logica. Era sorto e andava sviluppandosi il nuovo borgofranco di Borgomanero, giovandosi probabilmente anche di molti brighesi che vi si trasferirono; il vescovo consolidava il dominio sulla vicina Riviera e su Gozzano in particolare; ad est si andava consolidando il dominio milanese; i Biandrate si erano fatti Vercellesi e sgretolavano progressivamente ed in modo irreversibile il proprio potere in lotte familiari.
La torre fu dunque fatta crollare; si scavarono le fondamenta verso est, mentre la sua stabilità veniva probabilmente tenuta in sicurezza con dei pali cui fu poi dato fuoco. La torre si inclinò e si spezzò all’altezza del troncone ancor oggi visibile, frantumandosi per il resto al suolo, coinvolgendo forse, se davvero c’era, anche il palatium.

Nello studio Marzi – Ingaramo, precedentemente citato, si individuano fasi diverse nella costruzione della cortina che circonda il culmine dell’altura brighese; in particolare il tratto a nord-est per una lunghezza di circa 10 metri sembra il più antico perché mostra ciottoli di dimensione maggiore e disposti talvolta a spina di pesce. All’interno ciò che rimane della torre appare in condizioni precarie, perché la scomparsa di una discreta parte del rivestimento o paramento ha lasciato in vista l’anima del muro. Quanto era alta la torre? Essendo molto simile nelle dimensioni di base a quella tuttora esistente di Ornavasso, probabilmente coeva, si può presumere che sia stata simile anche nell’altezza di circa 19 metri. I ruderi che si trovano immediatamente a est della torre le appartenevano, ma le rovine che si trovano ancora più a est per il maggior spessore delle murature fanno pensare al Marzi che siano i resti del dongione relativi al palatium dei Biandrate, costruito forse all’inizio del XIII secolo e disposto su più piani, di eccezionale solidità e di altezza forse pari alla torre stessa. Nei resti della muratura si notano tre incavi destinati a ospitare le travature di un soppalco ligneo.
A poca distanza dalla torre, verso nord-ovest, appaiono i resti di un ampio vano interrato, coperto da una volta a botte. Si pensa possa trattarsi di una cisterna la cui presenza suggerirebbe che il piano d’uso interno doveva essere lastricato per impedire la dispersione d’acqua nel terreno e dotato della pendenza necessaria per convogliare i liquidi all’interno della cisterna.

Nella muratura ancora visibile della Chiesa di S. Colombano Marzi nota:
Il paramento murario a giorno della costruzione è con evidenza medioevale per la disposizione dei ciottoli spaccati e degli scapoli di cava; un concio di reimpiego lavorato a bugne e listello e presumibilmente appartenente al portale venne murato…presso lo spigolo di sud-ovest.
Nelle murature a sud sono ancora presenti tre conci lapidei montati tra loro in connessione ed appartenenti allo stipite di una apertura, certamente una monofora romanica.

Andrea BERTANI (I castelli di Gozzano e Briga Novarese nel Medioevo in Antiquarium 2003 Arona, pp.143/160), basandosi sulle ricerche Marzi Ingaramo, ritiene che il castrum di Briga abbia una struttura particolarmente complessa e articolata che sicuramente conobbe profonde modifiche nel corso del proprio ciclo vitale. Il primo apprestamento che si rese necessario fu senza dubbio il recinto intorno alla cima della collina…Al centro del recinto fu costruita poi una torre. In seguito all’interno del castrum sorse il dongione con il palatium dei proprietari ed una serie di locali di servizio che dobbiamo immaginare presenti all’interno della muraglia che lo separava dal castello vero e proprio. Con la costruzione del dongione dovette essere edificata anche la cisterna…
Secondo lo stesso autore la torre potrebbe essere anche dell’XI secolo (coeva, cioè con quella assai simile di Ornavasso); la chiesa poteva appartenere, secondo il Marzi, all’XI o XII secolo, vista la monofora romanica reimpiegata nella muratura.

Ancora il Bertani (op.cit): Con il mutare delle strutture del castrum probabilmente mutò anche la funzione, e da semplice recinto in cui la popolazione si rifugiava nei casi di estrema necessità il castello divenne gradualmente possesso di un singolo padrone, che finì per costruirvi una propria residenza separata dal resto della fortificazione. La data di origine del primitivo recinto rimanda quindi ad un’epoca di particolare insicurezza che, in analogia con gli esempi di Pogno e Carcegna, possiamo datare almeno all’inizio del X secolo, con il periodo delle scorrerie ungare e dei contrasti riguardo al Regno Italico, che interessarono fortemente l’area cusiana… Non si può che auspicare l’esecuzione di scavi stratigrafici mirati che contribuiscano a chiarire le origini di un insediamento sorto a presidiare una zona che reca testimonianze di rilevante antichità.
Non possiamo che essere d’accordo.


A. Fiammingo(2009)




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