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LA PARROCCHIALE DI BRIGA
negli interventi dei parroci sino alla fine del 700
( notizie tratte dalle Memorie di don Scardini)


Le più antiche notizie specifiche sulla presenza di Chiese a Briga risalgono agli inizi del 1200. Infatti, nel trattato di Zottico del 1202 tra il Comune di Novara ed i Conti di Biandrate, trattato che segna per Briga l’inizio di una grave prolungata decadenza, si parla di Sacerdotes et Clericos Brigae; viene quindi certificata la presenza di ecclesiastici che prestavano servizio a S. Tommaso, a S. Colombano, nella cappella della fortezza, e nella chiesa della villa, del paese, che definire parrocchiale è improprio perché Briga era parte della Pieve di Gozzano.
Del 1237 è il contenzioso tra il prete Golzano ed il Chierico Anrico a proposito della Chiesa di Briga, dovuto certamente alle lotte tra i Comuni di Novara e Vercelli i cui soldati si alternavano a quei tempi nella fortezza di Briga, il primo sostenuto dai Novaresi, il secondo dai Vercellesi. Nelle consignationes del 1272 si parla di un Capellanus Brigae, mentre in un inventario dei beni della Pieve di Gozzano del 1347 si dice esplicitamente Rectores et Beneficiatos ecclesiarum S.S. Joannis, Columbani et Thomae de Briga. Nell’anno successivo, il 1348, non si parla più di S. Colombano e di S. Tommaso. In quest’epoca il castello-fortezza era già demolito e S. Tommaso era stato trasferito al beneficio di Alpiolo nella Pieve di S. Giulio.
Nel 1349, 1359 e 1362 si parla di un Rector Brigae, quindi uno solo, mentre nel 1384 curato di Briga è un certo Guidottini. Non ci sono altri documenti sino al 1553 quando parroco non residente a Briga è un Francesco Francesconi al quale, per l’esiguità del beneficio legato alla parrocchiale, viene concesso di possedere altri benefici in Gozzano ed all’Isola. Questa è la dimostrazione di quanto fossero umili e povere le condizioni di Briga.
Del 1554 è però il manufatto più antico tuttora presente nella parrocchiale, vale a dire il Fonte Battesimale che reca su di un lato della base proprio quella data, mentre su un altro lato si trova una iscrizione rappresentata da 3 P che circondano un albero. Dello stesso anno, collegato alla concessione del Fonte, nell’ordine di Visita del rappresentante del Card. Morone, vescovo di Novara, fu la recinzione del Cimitero, che prima, evidentemente, non era chiuso ed occupava l’area esterna a sinistra a partire dal coro ed il davanti della Chiesa, includendo il campanile e, al fianco verso ovest di questo, la sacrestia. Non sappiamo con certezza se esistessero gli altari laterali che aggettavano verso l’esterno dell’edificio, che doveva avere delle dimensioni più ridotte rispetto a quelle che acquisì dopo gli interventi che vi fece, come vedremo, il parroco Marucco.
Di tutto questo lungo periodo che, partendo dalle incerte origini, arriva sino al Parroco Marucco abbiamo soltanto quanto finora esposto.
Dal Concilio di Trento era stato imposto ai parroci di risiedere nelle loro sedi e di tenere i Libri parrocchiali, che venivano controllati in occasione delle Visite Pastorali e delle Congregazioni del Vicariato; grazie a ciò da allora abbiamo più notizie che ci consentono di seguire l’evoluzione subita dalla struttura della parrocchiale. La Congregazione era la riunione dei parroci delle parrocchie che facevano parte del Vicariato, la struttura che aveva preso il posto della Pieve, intermedia rispetto alla diocesi; Briga faceva parte del Vicariato di Gozzano, sola con Vergano a non far parte della Riviera di S. Giulio che, in quegli anni, godeva di particolari privilegi, anche fiscali, essendo sotto il potere del Vescovo Principe. (Basta osservare non solo le chiese ma anche i palazzi che ancora esistono nei paesi della Riviera e rapportarli con quello - ne esiste uno solo oltre la vecchia casa parrocchiale - di Briga per rendersi conto, dalle differenze, di quanto il paese fosse povero). Infatti, guardando ai numeri che sono in nostro possesso circa gli abitanti nei secoli XIV e XV – una ventina di fuochi - vediamo bene quanto Briga fosse decaduta rispetto ai tempi dei Biandrate, avendo dovuto subire assalti al tempo delle lotte tra i guelfi Brusati, che la possedevano e che furono sconfitti, ed i ghibellini Tornielli all’inizio del Trecento e perché la sua popolazione, stretta tra Gozzano e Borgomanero, molto più importanti, finì presumibilmente per scegliere quei centri per cercare di migliorare la propria condizione ed alimentare le proprie speranze. A metà del 500, comunque, il nostro paese poteva avere circa 300 abitanti.


Il Parroco Marucco 3 aprile 1581/ febbraio 1622.

Nel 1594 aveva affidato al Mastro da Muro Petrone l’incarico della ristrutturazione dell’Oratorio di San Colombano sul colle; nel 1606 i Brusati avevano iniziato la costruzione della Madonna del Motto, non ancora terminata nel 1626. Prima però negli anni tra il 1581 ed il 1584, aveva provveduto al rifacimento della Chiesa Parrocchiale. Non abbiamo nessuna informazione sulla struttura della Chiesa precedente; sappiamo soltanto che non aveva la volta, come ancora a S. Tommaso, e che aveva delle finestre strette ancora come quelle di S.Tommaso di cui probabilmente aveva la semplice struttura muraria. Nulla sappiamo delle dimensioni, mentre è certo che si trovasse nella stessa ubicazione della presente. I lavori alzarono la Chiesa e la predisposero alla costruzione della volta, demolirono la vecchia abside e ne innalzarono una nuova, quella che ancora esiste, ristrutturarono anche la sacrestia che si trovava dove ora sorge il Gabbione e che aveva sopra una camera-solaio per il grano della Confraria. Le linee laterali della chiesa mostravano probabilmente degli aggetti all’altezza dei due altari laterali interni, uno, quello di destra, prima dedicato a S. Agata e poi per suggerimento del Vescovo Bescapè dedicato alla Madonna quando fu eretta a Briga la Compagnia del Rosario. Era l’altare dei Brusati che se ne accollarono le spese dell’ornamento tra cui un quadro rubato nel 1644 durante le guerre di Tommaso di Savoia, poi sostituito da un altro, l’attuale, prima del 1684 (ma non sappiamo né l’autore né la data precisa in cui fu collocato; lo Scardini riferisce le parole del parroco di quel tempo, l’Alberganti, che considerava il quadro molto buono e tale giudizio ci sembra assolutamente condivisibile). Di fianco all’altare verso il fondo della Chiesa i Brusati costruirono il loro sepolcro. Di fronte a questo altare vi era quello di S. Carlo e di S. Giovanni Battista, iniziato nel 1601 e sostenuto dai benefattori della Compagnia di Roma. Non sappiamo come fosse questo altare.
Le misure della chiesa erano di 32 braccia (circa 20 metri) per la lunghezza e di 12 braccia (circa 8 metri) per la larghezza, le stesse misure che possono essere ricavate dalla pianta dell’attuale chiesa, togliendo evidentemente le aggiunte.
Nel 1618 fu fatta la balaustra di marmo broccadello di Gozzano da un Mastro Gala per chiudere il presbiterio che era più arretrato dell’attuale e già nel 1589 era stato fatto il tabernacolo per l’altare maggiore di legno, indorato poi di nuovo nel 1682 col parroco Alberganti.
Oltre al sepolcro dei Brusati nella Chiesa esistevano altri due sepolcri: al centro della Chiesa c’era quello voluto dagli Arrigoni quando erano feudatari di Briga, sepolcro che nel 700 servirà poi come sepolcro dei fanciulli; in un posto non precisato, possiamo supporre tra quello dei fanciulli e l’altare maggiore c’era poi il sepolcro dei parroci e di altri sacerdoti, sotto la lampada.
All’esterno della Chiesa c’era ovviamente il Cimitero recintato che partiva dal coro, cioè dall’abside, aggirava il campanile e la sacrestia e finiva davanti alla chiesa; non c’era ancora l’Ossario. Il campanile già esisteva ed aveva probabilmente le dimensioni dell’attuale ma non sappiamo come si presentasse ( era in pietra? aveva già la cuspide?). Aveva anche una porta esterna ma non esisteva ancora la scala esterna che oggi vediamo.


Il Parroco Ardicini (gennaio 1625/16 maggio 1657)

Il Parroco Piceni rimase a Briga solo due anni, un periodo troppo breve per potersi impegnare in opere di rilievo. Organizzò comunque l’Ufficio Parrocchiale dando inizio a nuovi libri parrocchiali con registrazioni ordinate e corrette che servirono da modello anche ai parroci successivi, anche se non tutti furono così ordinati e precisi.
Il suo successore, il brighese Ardicini, per un vecchio ordine di Visita del Vescovo Bescapè che non era ancora stato assolto per il rilievo degli altri lavori eseguiti, nonostante fossero anni difficilissimi per guerre e pestilenze, fece costruire tra il 1627 ed il 1628 il portico o vestibolo sulla facciata ed il lato sinistro della Chiesa ( un po’ come a Soriso ed a Cesara ). Sul fianco destro la chiesa, come oggi, confinava con la casa parrocchiale o con il giardino del parroco. Quel portico, ancora visibile in qualche vecchia fotografia, fu abbattuto allorchè il parroco Signini intorno agli anni 30 del 900 fece ampliare la chiesa, prolungandola ed ampliandola con le due navate laterali.
Nel 1629 fu rifatto il quadro ( ma poteva essere un affresco ) di S. Giovanni Battista al Battistero da un tal Bernardo. Nel 1649 fu fatta la balaustra dell’altare di S. Carlo e S. Giovanni Battista dalla Compagnia di Roma, ma fu rifatto anche l’altare dalla cornice in giù con stucchi, uscio ai cancelli, lampade ed altre cose.
Dopo la peste che, tra la fine di Giugno e tutto Luglio 1631, si portò via 25 brighesi, la popolazione pensò di costruire l’ Oratorio dedicato a S. Rocco, protettore dalla peste, anche se già vi era una cappelletta detta di San Rochino, ricordata nel 1613 ma certamente più antica, esattamente dove oggi sorge l’Oratorio della Natività, che fu costruito all’inizio del 700 attorno alla vecchia cappella.
I morti di peste non venivano sepolti nel Cimitero intorno alla Chiesa ma appena più a nord della cappella di S. Antonio dove c’era un terreno che dal Sasso degradava verso l’Agogna che veniva in quei tristissimi casi adibito a lazzaretto (vi costruivano probabilmente delle capanne posticce per gli appestati e nelle vicinanze seppellivano i morti). Era tradizione ancora ai tempi dello Scardini recarsi ogni mese in processione in questo luogo, dove esisteva una cappella a tre facce, per celebrarvi l’ufficio dei defunti.
Nel 1652 fu fatto il campanile a S. Colombano, che prima era collocato sopra la porta d’ingresso. C’era già il quadro con la Madonna tra i santi Rocco e Sebastiano nell’oratorio di S. Rocco, ma probabilmente non era quello che oggi vediamo.
In quell’anno, 1652, ebbe anche inizio la Cappellania, cioè la presenza di un Cappellano, o Vice Parroco o Coadiutore in paese pagato dalla Comunità e dalla Compagnia di Roma. Va ricordato che il Cappellano, tra le altre incombenze prettamente religiose, cercava anche di insegnare ai fanciulli, ma non solo, i primi rudimenti di lettura e di scrittura.


Il Parroco Alberganti (9 sett.1657/29 agosto 1712)

Nel 1666 fece fare il bel portico della Chiesa di S. Colombano e l’anno successivo fu rimodernata la cappella del Motto, con suo quadro; nel 1675 fu murata accanto alla porta dello stesso Oratorio la reliquia di Porta Santa di Roma, protetta con spessa ferrata e fu rifatta anche la Cappella di S. Antonio Abate. Nel 1697 diede inizio alla costruzione dell’oratorio di S. Grato che nel 1703 fu dotato del quadro che ora si trova appeso sul lato destro del Presbiterio della parrocchiale. Nel 1680 aveva fatto eseguire dallo Zanolio l’ancona di S. Rocco (ma poi, nel 1698, si dice fatta ancona con suo quadro a S. Rocco).
Per la Parrocchiale nel 1680 fece eseguire dall’intagliatore Zanolio di Borgomanero l’Architrave con le due statue della Madonna e di S. Giovanni ed il Crocefisso; rimasero in quella collocazione sino al 1757 quando don Scardini le fece rimuovere e collocare le due statue su una parete laterale della chiesa ed il crocefisso sull’altare. Oggi il gruppo è ritornato, dopo il restauro, sulla parete laterale destra della Chiesa, quasi di fianco all’altare della Madonna.
Nel 1683 diede inizio alla costruzione dell’attuale sacrestia; la precedente fu probabilmente abbattuta ed al suo posto costruito l’Oratorio della Compagnia del SS.mo, nelle dimensioni ancor oggi visibili (anche se, essendo la chiesa più stretta, il gabbione doveva essere più lungo dell’attuale). Per questo Oratorio nel 1693 fu fatto il quadro di S. Antonio da Padova, che ora si trova sull’altare laterale di sinistra; in seguito fu fatta anche l’ancona.
Nel 1692 sotto il portico della Chiesa, tra la porta dell’Oratorio e quella laterale della Chiesa fu scavato il sepolcro dei confratelli nel quale, sino agli inizi dell’Ottocento furono sepolti tutti gli uomini adolescenti ed adulti di Briga; le donne invece ed i forestieri venivano in quei tempi seppelliti nel cimitero; per le donne la cosa durò sino al 1779 quando don Scardini fece scavare sotto l’atrio della Chiesa, davanti alla porta maggiore, il sepolcro delle donne. I fanciulli, ne morivano tantissimi, più del 50% del totale dei defunti nel periodo dello Scardini, venivano, come già detto sepolti in chiesa nel sepulcro parvulorum.
Nel 1705 si costruì l’ossario ( occorreva abbassare spesso il Cimitero, quindi le ossa recuperate venivano collocate nell’ossario che si trovava approssimativamente dove oggi si trova il primo cedro a sinistra della facciata della chiesa ) sul cui fianco verso est si apriva una porta verso il sagrato-cimitero. Altra porta era appoggiata all’angolo verso ovest del gabbione ed era leggermente obliqua verso l’esterno. Da questa porta iniziava il muro di cinta, che non era parallelo con la parete della Chiesa ma leggermente obliquo a restringere sino a collegarsi con la porta di fianco all’Ossario.
Fu fatta la scala di sasso del Campanile, sotto la quale rimaneva un vuoto per entrare nell’oratorio ed in chiesa, ma non era usata normalmente. Sul campanile vi erano solo due campane.
Il parroco Alberganti fece anche molti interventi a favore della casa parrocchiale che ne aveva urgenza visto che i due parroci precedenti non l’avevano abitata ma, probabilmente, affittata come sembra confermato dai libri dello Stato d’anime dei parroci Piceni e Ardicini.


Il parroco Pagani (26 dic.1712/9 apr.1753)

Nel 1713 le campane erano tre ma la terza fu dovuta forse ancora al parroco Alberganti; intorno al 1720 fu fatta la colonna di sasso al cimitero, ma potrebbe essere stata fatta assieme all’ossario. Su questa colonna che è quella ancora oggi posta al centro del cimitero, don Scardini fece porre la croce di ferro.
Il parroco Pagani non fece interventi significativi nella Parrocchiale, anzi, a sentire il suo successore la trascurò un poco, dedicandosi piuttosto alla carità verso i bisognosi ed alla costruzione dell’oratorio della Natività della Beata Vergine, di cui era devotissimo, iniziato nel 1723 intorno alla preesistente cappella di S. Rochino e benedetto nel 1735.
Va ricordato comunque che lo Scardini, riferendosi al predecessore Pagani, dice: optimo succedere infortunium est.


Il parroco Scardini (17 lug.1753/5 feb.1800)

Il parroco forse sinora più significativo della storia della parrocchia di Briga si dedicò soprattutto alla Chiesa Parrocchiale e meno agli Oratori, ad esclusione di quello della Beata Vergine per il quale fece riboccare e rifinire i muri esterni nel 1757, costruire la balaustra e l’altare di marmo nel 1760, erigere il campanile nel 1763 e mettere a disposizione un vestiario (armadio) nel 1779. A San Colombano fece collocare l’altare di legno che prima era nella parrocchiale nel 1761. San Rocco ai suoi tempi era così malmesso che subì l’interdetto del Vescovo Balbis Bertone in occasione della sua prima visita; il fatto determinò l’impegno della comunità che fece nuovamente colorire l’ancona e fare un nuovo quadro simile al primo e altri lavori, di conseguenza fu tolto l’interdetto. Per la Madonna del Motto fece nel 1778 un accordo di gestione con la vedova Gozzani, proprietaria della cappella.
Ma il suo solerte impegno per la Chiesa parrocchiale è tuttora ben dimostrato da quanto vi è rimasto, soprattutto dopo i restauri dell’attuale parroco, don Trentani. Facciamone un elenco:
- appena arrivato a Briga, nel 1754, dotò la Chiesa di nuovi paramenti, due pianete, un piviale e delle tonicelle, oltre che di dodici candellieri di rame inargentato, sei di ottone ed un Crocefisso; per riporre i candelieri ricavò un ripostiglio in una parete del Gabbione
- nel 1757 fece aprire le due finestre superiori del coro e fece dipingere la volta della chiesa ma con pittura di poco conto.
- l’anno successivo, il 1758, fece eseguire dal pittore Rossetti di Orta due affreschi nel coro, oggi scomparsi o ricoperti dagli attuali del De Giorgi. Nello stesso anno fece levare l’architrave dello Zanolio e disporre le due statue sul muro laterale della Chiesa mentre il crocifisso fu collocato sull’altare maggiore.
- nel 1761 fece fare l’altare di marmo da un Bernardino Buzzi di Viggiù che aveva lavorato anche nella Chiesa del Sacro Monte di Varallo, con una sua personale partecipazione alle spese, oltre che il lavatoio in sacrestia. L’anno successivo ecco un nuovo baldacchino per l’esposizione del SS.mo adatto al nuovo altare, altare che è quello tuttora esistente. La spesa fu di £. 812.
- nel 1765 si procurò la reliquia di S. Croce da Roma e nel 1767 comprò per la chiesa tre camici ed una pianeta bianca guarnita d’oro fino.
- nel 1768 da un tal Gatonetto di Miasino furono fatti i vestiari (armadi) della sacrestia, ancora presenti, (con una spesa di £. 355,11 più una brenta di vino); qualche hanno dopo fece anche la cantoria. Il coro con i suoi scranni doveva quindi già esserci, anche se non ne abbiamo notizia.
- nel 1771 fu fatto e collocato nel coro, senza spese per la chiesa, il quadro di S. Giovanni Battista del Bonino, da poco tornato al suo posto primitivo ( o quasi)
- nel 1773 furono acquistate tavolette di rame inargentato, un camice, una pianeta di damasco nero guarnita d’oro fino, un incensiere d’argento dal costo di £. 550, un baldacchino di damasco bianco con frangie e guarnito di seta per £. 340.
- l’anno successivo si dedicò ai reliquiari. ne prese tre che si accompagnavano a quelli già esistenti e ne aggiunse quattro grandi di rame inargentato. Ma soprattutto cominciò la costruzione dell’organo e della cantoria (Briga era l’unico paese del vicariato a non avere ancora l’organo) terminati poi nel 1777. Il tutto era presumibilmente collocato sopra la sacrestia e guardava sopra il presbiterio.
- nel 1780 fece altri acquisti di paramenti a Pavia: due piviali uguali più un altro piviale ed una pianeta più preziosi per una spesa complessiva alta (£.1.125). Cento anni dopo, il Rusconi scriveva di paramenti di grandissimo pregio a Briga, provenienti addirittura dalla Certosa di Pavia.
- nel 1783 si procurò un baldacchinetto di legno per gli infermi, una continenza con fondo d’argento intrecciato d’oro ed ancora 12 candelieri di rame inargentato, che servivavo anche per l’oratorio della Natività.
- nel 1784 furono fatte le due Mostre delle Reliquie a fianco dell’altare, ma soprattutto affidò all’Orgiazzi il compito di ridipingere tutta la Chiesa Parrocchiale.
- nel 1785 ricavò nella parte estrema del portico verso il giardino del parroco il nuovo battistero.
- nel 1789 fu costruita la stanza tra il Coro ed il campanile, come ripostiglio per le cose della Chiesa e per tenere lontana l’umidità dal coro/abside della Chiesa.
- nel 1792 furono fatti in marmo i due altari laterali, con una spesa di circa £.200.

All’esterno della Chiesa:
- nel 1779 fu abbassato il cimitero e fu costruito il sepolcro per le donne sotto l’atrio e davanti alla porta principale della Chiesa. La terra venne lasciata ma il fondo ghiaioso e sassoso fu portato con cavagne sulla strada che andava verso l’Agogna. In quell’occasione era stata scavata una fossa dalla porta vicina all’ossario sino all’angolo del portico della Chiesa, ma essendosi dimostrato insufficiente lo scavo ne fu eseguito un altro tra le due porte del cimitero. Nel 1781 fu poi fatto un terzo scavo incominciando dalla spalla destra della porta vicino all’oratorio dei Confratelli sino al secondo arco del portico.
- In quest’occasione si cominciò la costruzione delle cappelle della via Crucis lungo il recinto del Cimitero: le prime due furono quelle che corrispondevano al giardino del parroco, quattro stavano probabilmente lungo il muro di cinta davanti alla chiesa, sino all’ossario; quattro doppie, cioè con due facciate contrapposte, erano invece collocate tra le due porte del Cimitero, quindi sul fianco sinistro della Chiesa. Quest’ultime reistettero sino agli anni 50 del 900, le altre furono probabilmente abbattute quando fu ampliata la Chiesa da don Signini. Tutte le cappelle furono affrescate dall’Orgiazzi, ma forse nell’ottocento e nei primi del 900 non ricevettero molte cure visto che si guastarono com’è riscontrabile da qualche vecchia fotografia che ancora le mostra.
- nel 1790 e 1791 fece costruire il muro di cinta dei terreni parrocchiali dall’ossario sino alla casa del Solio verso l’Agogna. Era lo spazio oggi occupato dal monumento ai Caduti, dalla nuova casa parrocchiale e dal posteggio di via Roma.
- nel 1799, poco prima di morire, (morì quasi improvvisamente o comunque dopo brevissima malattia visto che svolse le sue funzioni sino a pochissimi giorni prima del decesso) per testamento lasciò quanto bastava a comprare il campanone, con l’obbligo però per la comunità di accompagnarlo con altra campana; il che avvenne parecchi anni dopo. Lasciò anche i fondi per un’Opera Pia destinata al sostegno degli ammalati più bisognosi del paese, opera pia che durò per quasi tutto l’Ottocento.
- diede alla casa parrocchiale la struttura che ancora oggi conserva.

Come si vede numerosi e ragguardevoli per qualità e prezzo furono gli interventi del parroco Scardini per dare dignità alla nostra parrocchia e certamente anche agli uomini di Briga. La realizzazione di tutte le opere sopraelencate o quasi sarebbe stata però impossibile senza il supporto, la partecipazione diretta (i lavori manuali) e quella economica della comunità di Briga, cioè degli uomini e delle donne di Briga. Se accettarono di collaborare, pur talora con qualche ritrosia viste le difficoltà dei tempi, fu forse perché vedevano in quelle realizzazioni il segno della loro crescita, l’affermarsi probabilmente inconscio di una loro identità collettiva che forse sino a quei tempi non avevano mai posseduto, schiacciati com’erano dalla presenza così vicina di Gozzano, soprattutto, ma anche di Borgomanero.
Da quell’atteggiamento possiamo ancora imparare qualcosa anche noi che, per le consuetudini del mondo in cui viviamo, siamo spesso portati, se non costretti, a tagliare o ad attenuare i rapporti con i nostri luoghi di origine; un po’ quello che avviene anche per le famiglie. Non si vuol dire che occorra tornare indietro a tempi ormai definitivamente trascorsi né che il modo di vivere di oggi sia tutto da buttare; ma ritrovare un legame attivo con le nostre origini non può che rendere migliore la nostra vita, ridonandoci un senso di appartenenza che potrebbe produrre tanti benefici come la partecipazione, la solidarietà, l’attenzione a quanto avviene nel nostro paese.












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