Salta al contenuto
Rss



S. TOMMASO, fascino antico!




Così il penitenziere Scardini (1753/1800) nelle sue Memorie:
L’antichità di questo luogo (Briga) vien anche dimostrata dalla struttura e antichità della chiesa dedicata a S. Tommaso, fabbricata, come si vede, con rovine di altre fabriche…dipinta nel coro con pitture quanto di per se stesse di poco pregio altrettanto stimabili per la loro antichità. Sopra la finestrella del coro si veggono li seguenti numeri romani DCCI. Vi è qui tradizione che questa sia una delle cento erette dai Santi Fratelli Giulio e Giuliano, ma io ardirei crederla anche più antica, come si può giudicare dalla struttura di questa più antica di quella di S. Lorenzo di Gozzano, soprattutto dal momento che il Bescapè asserisce: non primum per sanctos fratres Julium et Julianum catolicae veritatis lumen nostris regionibus effulsisse (la luce della verità cattolica nelle nostre terre non brillò la prima volta grazie ai Santi fratelli Giulio e Giuliano) e che il sopradetto anno 701 sia quello in cui si fece la pittura. Difatti gli Apostoli sono ivi dipinti con l’antica pianeta che non era già più in uso nel secolo decimo…Gli stessi Apostoli hanno nelle mani una specie di scettro; forse il pittore avrà pensato di por loro in mano il Vangelo, visto che anticamente i libri erano fatti con lunghe carte o papiri o pergamene che si ripiegavano in rotolo.
Ai lati della strada, che non era per anche selciata, davanti a questa Chiesa, andando verso i boschi, vi erano vari sepolcri fatti come dice S. Gerolamo praticarsi ai suoi tempi: cioè con vari sassi, secondo che si potevano avere, si componeva una specie di urna in cui riponevasi il cadavere. Siccome questa strada facilmente guastavasi dall’acqua, dovendosi aggiustare, si prendeva dai due lati di essa la terra e così scoprivansi detti sepolcri, da uno dei quali si estrasse una testa o sia teschio ancora intiera, da me veduto ed in un altro sotto la testa del cadavere si trovò una tegola quasi intera, che ancora conservo nella casa parrocchiale. Molti altri pezzi di (tegole) sono all’intorno di questa Chiesa ove vi sono anche vestigia e fondamenti di fabriche (costruzioni). Convien credere che l’uso delle tegole fosse molto antico, mentre fra le rovine del castello a S. Colombano non se ne ritrova alcun vestigio. Vari sepolcri a questi consimili furono ritrovati anni sono in cima dei campi detti del Duno ad oriente della suddetta Chiesa di S. Tommaso al di là del Riale, ma nulla in essi vi fu ritrovato di ossa, ma sibbene della cenere e carboni donde si può credere che fossero sepolcri dei Gentili i quali continuarono ad abbruciare i cadaveri sino al III secolo circa.
Quantunque sia certo, come dalle ecclesiastiche storie, che nei tempi antichi battezzassero i soli Vescovi, siccome però abbiamo di S. Lorenzo al Pozzo che non longe ab urbe sacros sibi constituerat fontes ad eos baptizandos quos ad Christi fidem adducebat (non lontano dalla città di Novara aveva scelto delle fontane per battezzare coloro che conduceva alla fede in Cristo); anche dei Santi Fratelli Giulio e Giuliano è costante tradizione che battezzassero alla fonte indi denominata di San Giulio; così può dirsi che, nei tempi più remoti, battezzassero quei Sacerdoti che attendevano alla cura delle anime e che a tal uso servisse il Fonte vicino a detta Chiesa, avendo io per anche ritrovato una tal quale venerazione a quelle acque, prendendosi di esse per benedirle indi aspergerne le campagne in occasione di siccità.
……
Il 16 Aprile 1790 mi fu dato avviso che era rovinato parte dell’angolo verso monte dell’antica Chiesa di S. Tommaso e che tra le pietre franate ve n’era una scritta. Mi feci premura di farla subito trasportare in questa casa parrocchiale e vidi una pietra di marmo d’Arona di otto once, quadrata, scritta in sei linee. Nella prima si vede una I quasi intera, a metà della linea parte di una O…alla fine vi sarà stata forse una M, ma essendo stata spezzata la pietra e tolto il sito in cui doveva essere posta non vi è altro in quella linea. Forse vi si leggeva I.O.M. come era costume degli idolatri. Nella seconda linea era scritto C. Poblicius, nella terza Municipum, nella quarta Mediolanensis, nella quinta L. Alexander. nella sesta V.S.L.M. Tutto però in caratteri maiuscoli e ben fatti. La pietra era lisciata tanto in avanti che nei lati ma spezzata in cima e in fondo forse dai primi cattolici che fabbricarono quella antichissima Chiesa per togliere quella memoria e vestigio di paganesimo. Questa lapide concorda, almeno in un nome, con quella già ricordata all’inizio (delle Memorie), non essendovi diversità se non in Publicius/Poblicius. Detta lapide prova l’antichità della chiesa che risale al primo Cristianesimo in queste zone, forse più antico dei Santi Fratelli Giulio e Giuliano, come già dissi nelle prime pagine citando il celebre Bescapè.
In una Relazione dello stato della Parrocchia, datata 1 dicembre 1792, lo Scardini così presentava la chiesa di S. Tommaso:
Evvi un’altra Chiesa a mattina distante mezzo milio circa da Briga che per il Cimiterio che vi si trova unito ed altri indizi di grande antichità sembra fosse un’altra parrocchiale essendovi anticamente due Brighe (era una sua convinzione motivata, oltre dalle ragioni sovraesposte, anche dalla interpretazione della parola Brigis nel testo del trattato di Zottico tra Novaresi e Biandrate, mentre il De Vit leggeva Burgis), dedicata a S. Tommaso Apostolo. Ha un picciol coro in volto, ove trovasi l’unico altare, ma nel restante non ha che i muri senza soffitto, minaccia rovina come anche l’annesso campanile senza campane, che è per altro di qualche mole, va cadendo a pezzi. E’ stata sospesa detta Chiesa sino dal 1660; vi è annesso un Beneficio semplice che dicesi unito alla Capellania del Piolo parrocchia di S. Giulio, al di cui possesso s’aspetta il mantenimento di detta Chiesa.

Aggiungeva il parroco Gilardini (1822/1845) in un suo Inventario della Parrocchia cominciato e non ultimato:
Presenta detto Oratorio…una facciata in rustico…fatta ad arco, coperta a coppi ed al principio in parte di piode, intorno alla quale si seppellivano i morti.
E’ questo Oratorio venerabile per la sua antichità.
In questo s’entra mediante due gradini di vivo e porta con due ante di pioppo piuttosto sdrucite ed al piede rotte, con catenaccio quale niente assicura, con sua chiave. Sopra vi è una finestra fatta a croce greca.
Entrando in detto Oratorio si vedono i coppi e i travi per essere senza volto e senza soffitto. A cornu Epistulae vi sono due finestre nell’interno fatte a botte, nell’esterno bislonghe. Dalla parte del Vangelo trovasi al di fuori la torre alta ben più dell’Oratrorio, senza coperto e senza campana, quasi tutta di vivo.
Finita la Chiesa, mediante un gradino di piodi piuttosto rovinati s’avvicina all’Altare di calce coperto a legno in mediocre stato con un gradino pure di legno e due nei quali appena si vede alcune vestiggia di colore.
Trovasi questo (altare) sotto a un picciol volto rotondo. Una volta dipinto con varie figure che ora appena si conoscono per le immagini degli Apostoli, piuttosto come si costumava nel IV e V secolo. Al principio di detto volto vi è una piccola nicchia sopra l’altare e due scavi piccoli nei muri laterali a detto Altare.
E’ questo Oratorio di proprietà della Comune e la manutenzione a carico del Beneficio esistente in questa terra sotto il titolo del suddetto Santo che ora è unito in perpetuo alla Chiesa del Piolo; ma né la prima, né il secondo pensano a questo, per cui meritoque vix tolleratur ad orandum, come da decreto di Sua Ecc.za Mons. Bertone di sempre felice memoria.





Inizio Pagina Unione Comuni del Cusio - Sito Ufficiale
via Dante, 85 - 28024 Gozzano (NO) - Italy
Tel. (+39)0322.955677 int. 3/5 - Fax (+39)0322.955344
Codice Fiscale: 01874170036 - Partita IVA: 01874170036
EMail: segreteria@unionecomunidelcusio.it
Posta Elettronica Certificata: protocollo@pec.unionecomunidelcusio.it
Web: http://www.unionecomunidelcusio.it


|